luglio 17, 2016 - No Comments!

Lucio Passerini

Il Buon Tempo

EDITORIAL | LETTERING

Incontriamo Lucio Passerini, fondatore de Il Buon Tempo, il piccolo tesoro che ciascuno riserva per sé e per le persone care, per i propri interessi e le proprie curiosità. È il tempo prezioso che si dedica al piacere di fare le cose che amiamo e dalle quali ricaviamo soddisfazione e benessere.

 | ILBUONTEMPO.IT |

“Addicted to printing.”

Foto: Giovanni Altana

Lucio Passerini —
Il Buon Tempo

Lucio Passerini is a printmaker, typographer, printer and publisher of artists books.
His imprint is il Buon Tempo, based in Milan. He also curated the italian edition of some classic texts by masters of modern typography.

Foto: Giovanni Altana

Definisciti in 3 parole.
Addicted to printing.

Definisci quello che fai in 5 parole.
Prints that money can buy.

Qual è il principio che ispira quello che fai?
Il nome della mia marca editoriale – il Buon Tempo, – è già abbastanza esplicito.
Il proprio tempo è il capitale prezioso che ciascuno deve gestire.
Il tempo che si può trascorrere intorno a un libro, cominciando a immaginarlo, progettarlo per poi realizzarlo è tempo ben speso.
Il Buon Tempo è un gioco serio e leggero, mi piace dire.
In fondo il gioco è l’attività che l’uomo prende maggiormente sul serio.

Foto: Giovanni Altana

Qual è il tuo rapporto con il passato e quello con il futuro?
Mi capita sempre di trovarmi a cavallo tra l’uno e l’altro, come tutti.
Mi piace studiare le tracce del passato, è allo stesso tempo necessario e affascinante,
Conoscerle serve per lasciare le proprie.

Quali sono le tre cose più importanti che hai imparato dal tuo mestiere?
“The artist is always beginning” scriveva Ezra Pound nel 1913.

Si impara che c’è sempre qualcos’altro da imparare.

I caratteri da stampa e il torchio permettono un lavoro intellettuale e manuale allo stesso tempo. Questa combinazione è fondamentale. Le tecniche di composizione e stampa sono semplici, così gli strumenti e le macchine che si usano, tutti ereditati da generazioni precedenti.
Tuttavia tenere sotto controllo le molte variabili materiali che influenzano il risultato, carte, inchiostri, pressione di stampa, umidità eccetera, comporta grande attenzione e impegno costante, cose che si imparano poco a poco.

Come ti sembra il pubblico di oggi?
I pubblici, semmai. Questo potrebbe essere il tema da sviluppare in un lungo saggio.
In generale turba vedere come la possibilità di scelta tra le voci di menu preconfezionati sia scambiata per esercizio della libertà individuale nel piccolo campo della mia esperienza, che gira intorno alle carte stampate, vedo che la frattura tra le generazioni provocata dai rapidi cambiamenti nelle tecnologie ha innescato un nuovo interesse verso i procedimenti artigianali nella parte più attenta dei giovani di oggi. Resta ancora da capire se il fenomeno metterà radici o passerà presto come fanno le mode.

La frattura tra le generazioni, provocata dai rapidi cambiamenti nelle tecnologie, ha innescato un nuovo interesse verso i procedimenti artigianali nella parte più attenta dei giovani di oggi

Cosa significa essere creativo?
L’espressione giornalistica “lavori creativi” mi fa molto ridere.
Forse la creatività è semplicemente la propensione a risolvere i problemi sperimentando soluzioni nuove. Di certo so che è direttamente proporzionale alla conoscenza, che è a sua volta direttamente proporzionale alla curiosità.
Se – oggi accade spesso – la parola viene intesa come una vaga dote celeste, appannaggio inafferrabile, allora diventa un alibi per il dilettantismo e genera solo merda, come dice Enzo Mari, e prodotti etichettati sotto questa categoria, per illudere che essere creativi equivalga ad acquistare prodotti creativi.
Per restare con la metafora nei pressi della dell’apparato digerente, direi che la creatività è il frutto della buona digestione delle conoscenze. Quindi conviene nutrirsi bene.

La creatività è il frutto della buona digestione delle conoscenze. Quindi conviene nutrirsi bene.

Raccontaci qual è il tuo personale processo creativo.
Il punto di partenza è spesso un testo, una immagine chiave. uno spunto raccolto dal progetto precedente.
Da questo materiale di base parte il disegno, il fare e disfare che alla fine porta a fabbricare un oggetto fatto di carte stampate.

Il tuo prossimo progetto?
Sono due, sviluppati in parallelo. Una specie di album tipografico composto da una serie di alfabeti composti in forma quadrata e un breve testo cinese composto solo da logogrammi che si pronunciano usando la stessa sillaba, con diverse intonazioni, accompagnato la versione traslitterata in lettere latine e da una piccola immagine di leone incisa su legno.

Qual è il tuo rapporto con le città? Qual è la tua città?
Direi, con Toti Scialoja,
“Una volta ho speso un gruzzolo per andare a Veracruz a veder sette zanzare un po’ vizze, nella teca, ma di pura razza azteca.”

Cosa volevi fare da grande quand’eri bambino?
A questa domanda, da bambino avrei risposto “Farò quello che posso.”

Qual è l’idea che vorresti avere avuto tu?
Ah! se avessi inventato la bicicletta...
La terza grande invenzione dell’umanità dopo la ruota e la stampa.

Foto: Giovanni Altana

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Published by: admin in Interviste

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